PSICOLOGIA POSITIVA: perchè l’ottimismo è importante nelle nostre vite

     Con il termine “psicologia positiva” si intende un campo di studi relativamente recente finalizzato alla comprensione delle esperienze positive della vita umana. Le ricerche in questo ambito indagano i correlati psicologici sia delle potenzialità e delle qualità presenti in ogni persona, sia di tematiche quali la felicità, il benessere soggettivo e interpersonale e l’ottimismo.
La distinzione tra psicologia e psicologia positiva può risultare poco comprensibile, come se le tematiche indagate da quest’ultima non rientrassero nel naturale campo di studi psicologici. Per comprendere questo è necessario considerare che la psicologia clinica, fin dalla sua nascita nei primi anni del ‘900, è stata improntata principalmente su una visione “in negativo” dell’uomo. La sua finalità è stata quella di comprendere le mancanze piuttosto che le qualità, i limiti invece delle potenzialità. L’ottica entro cui si è mossa è stata quella “riparativa” ovvero di compensare i deficit e comprendere gli aspetti psicologici legati alla sofferenza e all’infelicità umana. Col tempo si è visto che alcune persone, nonostante avessero attraversato nel corso della vita eventi traumatici e profonde sofferenze, non si abbattevano e non cadevano in depressione ma riuscivano a conservare una straordinaria stabilità psicologica. Cosa permetteva a queste persone di rimanere felici? Cosa li proteggeva dal buio della sofferenza psicologica? In questo senso era importante non tanto smorzare determinati aspetti psicologici deficitari, ma comprendere e valorizzare le parti sane e costruttive.

A dire il vero nel corso del ‘900 ci sono state correnti psicologiche e autori che si sono interessati a queste tematiche; la psicosintesi di Roberto Assagioli ne costituisce un ottimo esempio, cosi come la psicologia umanistica e la psicologia transpersonale. Tuttavia questi studi sono rimasti sullo sfondo rispetto agli ambiti di ricerca della psicologia ufficiale e pertanto per molto tempo considerati marginali e di scarsa importanza in ambito accademico. Attraverso gli strumenti delle attuali scienze psicologiche, la psicologia positiva ha in questi anni riscoperto, sistematizzato e dato valore scientifico a questo ambito di studi.

Uno dei fattori più importanti e studiati nel campo della psicologia positiva è l’ottimismo. Si è visto che esso costituisce il comune denominatore di molte esperienze positive, con effetti sorprendenti nella vita delle persone. Gli ottimisti infatti non solo sono più felici delle persone pessimiste, ma ottengono anche maggiori soddisfazioni in molti ambiti di vita quali il lavoro, la scuola, lo sport e le relazioni sentimentali. Essere capaci di una visione ottimistica della realtà comporta inoltre dei benefici sullo stato di salute sia fisica che mentale.

Ma che cosa intendiamo con il concetto di ottimismo? Cerchiamo prima di tutto di capire cosa non è l’ottimismo così come è concepito in psicologia. Essere ottimisti non significa ad esempio vedere il mondo esclusivamente a colori, in cui tutto appare positivo; un mondo in cui la sofferenza e le tragedie non esistono o che comunque non ci interesseranno mai in prima persona. Questo tipo di atteggiamento è quello che si potrebbe definire “ottimismo ingenuo”, perché ci si confronta con la vita in modo parziale, con un filtro protettivo che non ci da una visione della complessità entro cui ci muoviamo. Altra forma di falso ottimismo è quella definita “dogmatica” in cui non si vuole riconoscere i segnali negativi intorno a noi. E’ un evidente meccanismo difensivo per proteggersi dai dolori che inevitabilmente investono le nostre vite. Tipico esempio è la negazione verso gli effetti derivanti da certi nostri comportamenti come fumare, in cui, benché la persona sia del tutto consapevole dei suoi effetti nocivi, razionalizza attraverso una serie di pensieri quali: non può succedere a me quello che capita ad altri, non fumo poi cosi tanto, non ci sono precedenti in famiglia, ecc.

Quello che in questo contesto invece definiamo come “sano ottimismo” è un modo di approcciarsi e vedere da una determinata prospettiva la complessità della vita nei suoi aspetti negativi, positivi ed intermedi. La realtà che abbiamo di fronte è infatti talmente sfumata e sfaccettata per cui la metafora del bicchiere mezzo pieno – mezzo vuoto non riesce a rappresentarla sufficientemente. Quello che distingue le persone è il modo di rapportarsi a tale complessità ed a cosa viene dato maggiore risalto. Di un evento o di un’esperienza cosa percepiamo con maggiore intensità? Quali sono gli elementi che ci colpiscono di più e, di conseguenza, ricordiamo e raccontiamo quando incontriamo altre persone? Facciamo un esempio: immaginate di essere ad una cena con degli amici, tutto sembra andare per il meglio, ma quando arriva l’ordinazione il cibo risulta essere assolutamente scadente! Su cosa vi concentrerete di più? Sarà in grado il cibo di togliere valore alla piacevole compagnia degli amici rendendovi infelici e di cattivo umore? In questa situazione l’ottimista è colui che porterà l’attenzione principalmente sulla gioia di trascorrere una serata in compagnia, piuttosto che sulla qualità del cibo; per contro un “autentico” pessimista sarà totalmente focalizzato sul cibo e questo influenzerà in maniera negativa la sua serata. Il diverso focus percettivo tra l’ottimista e il pessimista li porterà a ricordare con maggiore lucidità determinati dettagli di questo evento e, se l’indomani si chiedesse loro della serata, la persona ottimista racconterà delle risate fatte con gli amici, lasciando in secondo piano la qualità del cibo, aspetto che sarà invece di assoluto rilievo per il pessimista. Per cui la discussione con gli altri tenderà ad essere incentrata su questi elementi “negativi” dell’evento, dando ad essi rinforzo ed energia. Interessante a riguardo quanto afferma la 6° legge della psicodinamica descritta dallo psichiatra Roberto Assagioli nel suo libro “L’atto di volontà”: l’attenzione, l’interesse, l’affermazione, e la ripetizione rafforzano le idee, le immagini e le formazioni psicologiche su cui si accentrano”. Questo modo di percepire, ricordare e narrare innesca di conseguenza una spirale in cui gli aspetti negativi del nostro vivere si intensificano, mentre quelli positivi sono sempre più esclusi. È come vivere su un sentiero di montagna focalizzandoci esclusivamente sul precipizio di fianco a noi, negandoci la possibilità di guardare il paesaggio che stiamo attraversando.

Questo diverso modo che gli ottimisti ed i pessimisti hanno di approcciarsi agli eventi porta i primi ad assumere un atteggiamento più teso ed apprensivo, sia perché investiti dagli eventi negativi, sia perché cercano in ogni modo di eliminarli affinché “tutto sia perfetto”. Gli ottimisti hanno invece la straordinaria capacità psicologica di affrontare la vita in modo più rilassato, guardando tutto il panorama che gli sta di fronte. Se da un lato non si aspettano niente, dall’altro sono aperti a tutto ciò che gli viene offerto. Non pretendono ad esempio di andare ad una festa per trovare l’anima gemella, ma paradossalmente, proprio attraverso questo atteggiamento più rilassato e non focalizzato su di un compito, hanno più probabilità di trovarla. Lo stesso avviene in altre aree di vita quali il successo lavorativo o scolastico.

Voglio riportare un esperimento compiuto dal brillante psicologo inglese Richard Wiseman e riportato nel suo libro Fattore fortuna. In questo semplice ma geniale studio si vede come un atteggiamento rilassato verso la vita e un senso interiore di autentica apertura mentale, possa non solo favorire delle opportunità, ma soprattutto portarci ad interpretare la realtà in modi completamenti diversi.

L’esperimento coinvolgeva due persone: Brenda che si definiva estremamente sfortunata e Martin che al contrario era baciato dalla fortuna. Gli era stato chiesto di recarsi ad un ristorante vicino l’Università in orari diversi. I ricercatori avevano modificato l’arredamento del ristorante mettendovi solo quattro tavoli con un complice ad ognuno di essi. Ad i complici era stato detto di comportarsi nello stesso modo sia con Brenda che con Martin; tre di loro erano persone comuni, mentre l’altro era un affermato uomo d’affari.  All’ingresso del locale era stata inoltre posta una banconota da 5 sterline. Il primo ad arrivare fu Martin che notò subito la banconota e la raccolse prima di entrare. Dopo aver ordinato un caffè decise di sedersi al tavolo con l’uomo d’affari col quale poco dopo iniziò una piacevole chiacchierata. Quando Martin se ne andò, arrivò Brenda la quale calpestò la banconota senza notarla. Anche lei ordinò un caffè e si mise al tavolo con l’uomo d’affari, tuttavia, a differenza di Martin, non iniziò alcuna conversazione e rimase in silenzio tutto il tempo. Nel pomeriggio entrambe le persone furono intervistate dai ricercatori circa gli episodi fortunati e sfortunati di quella giornata. Brenda sostenne che era stata una mattinata tranquilla, Martin invece riferì in modo entusiastico di aver trovato 5 sterline per la strada ed aver conosciuto un affermato uomo d’affari. Dalle parole dello stesso Wiseman “stesse opportunità, vite diverse”.

Un’altra caratteristica importante delle persone che si ritengono fortunate, cosi come degli ottimisti, è la flessibilità al cambiamento. Tra i vari aneddoti descritti nel libro Fattore fortuna uno che mi particolarmente colpito è quello di un uomo che si era accorto che tutte le volte che partecipava ad una festa si ritrovava a parlare con il medesimo tipo di persone. Al fine di rompere questa abitudine e stimolare la conoscenza di nuove persone, prima di arrivare ad un party pensava ad un colore e durante la serata rivolgeva la parola solo a persone che indossavano abiti di quel colore. Quindi in alcune serate parlava solo con donne vestite di rosso, in altre solo con uomini vestiti di nero e cosi via.

Penso che questo sia un modo originale ed assolutamente innocuo per sfidare il caos che ogni singolo istante gioca con noi. Cambiare le carte in gioco ci permette di vedere il mondo da prospettive diverse, notando aspetti su cui magari non avevamo mai pensato. E questo nelle piccole cose, come appunto decidere di parlare con una persone vestita di… giallo! Oppure impegnarsi per una settimana a fare un tragitto casa-lavoro diverso dal solito, decidere una volta al mese di rivolgere una parola ad uno sconosciuto (sul treno, al supermercato, ecc.). Gli esempi posso essere infiniti e tutti relativi a “piccoli” cambiamenti, non a grandi scelte di vita. Avete mai provato a cena a sedervi al tavolo in un posto diverso dal solito? La prospettiva della stanza cambia e forse noterete delle cose che vi sono sempre sfuggite. Per quanto banali ed innocue possono apparire queste modifiche alla quotidianità, esse sono in realtà molto difficili da mettere in pratica, in quanto tutti noi siamo affezionati alle nostre abitudini e, più o meno consciamente, opponiamo resistenza ad una loro variazione per quanto lieve possa apparire. Ci sono persone tuttavia che mostrano la capacità di modificare questi comportamenti ricorrenti e questo gli permette di aprirsi a nuove possibilità. Piccoli cambiamenti, piccoli incontri, piccole esperienze. Ma in realtà se osserviamo da vicino cosa abbia tracciato la vita delle persone, ci accorgiamo che spesso sono state segnate da piccole casualità, come ad esempio decidere di andare ad un compleanno di un amico e conoscere il partner della vita o rincontrare un vecchio compagno di classe a fare colazione in un bar che ci propone un’opportunità lavorativa. Ognuno di noi può rintracciare piccoli eventi che in qualche modo hanno fatto conoscere persone o vivere esperienze che hanno dato una traccia al nostro futuro. Lo possiamo chiamare caos, fato o destino e questo è qualcosa di inevitabile che contrassegnerà sempre le nostre vite. Come sosteneva Assagioli: “bisogna imparare a collaborare con l’inevitabile”; per quanto cambiare le carte in gioco della nostra quotidianità non renda la nostra vita meno caotica, sicuramente la renderà più variegata e divertente.

Quello che abbiamo visto è che l’ottimismo è uno stile di rapportarsi al mondo. Al pari di molte altre caratteristiche psicologiche anch’esso origina da lontano, dalla nostra infanzia, dal modo in cui siamo stati introdotti alla vita da parte delle persone per noi più significative. Tuttavia questo non implica che nel tempo non si possa cambiare la prospettiva con cui percepiamo ed interpretiamo gli eventi della nostra vita. Questo non attraverso brevi ricette magiche di cambiamento, ma solo con una comprensione che investa tutta la nostra complessità psicologica. Il primo passo è favorire un atteggiamento positivo verso noi stessi, nel dare spazio ed ascolto alle parti più sane presenti in ognuno di noi; solo attraverso questa valorizzazione interiore saremo in grado di saper osservare gli equivalenti positivi presenti nel mondo esterno.

Un’ultima cosa: volete un esempio concreto di un inguaribile ottimista? Guardate il film Forrest Gump di Robert Zemeckis…

Letture consigliate:

– A cura di Delle Fave A. La condivisione del benessere. Il contributo della Psicologia Positiva. Franco Angeli Editore, Roma, 2007.

Seligman M. Imparare l’Ottimismo. Giunti Editore, Firenze, 2009.

Wiseman R. Fattore Fortuna. Sonzogno Editore, Venezia, 2003.

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